«Per noi la Fondazione Chiara Costanzo è un modo per dare una direzione a tutto quell’amore che avevamo e che non riusciva più a trovare la destinazione. Mi fa star bene parlare di lei al futuro, mi fa sentire ancora suo papà». A sette mesi dall’atroce rogo di Crans Montana, 41 giovanissimi morti e 115 feriti, Andrea Costanzo dà il via al primo torneo in memoria della figlia sedicenne. Sette le squadre giovanili in campo – Inter, Atalanta, Genoa, Como, Hellas Verona, Alcione Talent e Alcione Milano – per ricordare Chiara e per raccogliere fondi per le «borse di sogno».

«A settembre inauguriamo la piattaforma per raccogliere le candidature. L’abbiamo messa a punto insieme al Politecnico di Milano – continua dopo raccolto la solidarietà del ministro dello Sport Andrea Abodi -. Avremo degli ambasciatori incaricati di portare il nostro messaggio ai ragazzi che hanno talento, merito, impegno, coraggio e dedizione. Ma non le possibilità economiche. Vogliamo accompagnarli, prenderli per mano e portarli fino al traguardo». Una domenica mattina di sole e calcio lontana dalle ultime notizie sul processo a Jaques Moretti e Jessica Moretti, i proprietari del bar della strage Le Constellation indagati per omicidio, lesioni e incendio colposo. «Abbiamo dei legali, a cui ci siamo affidati e confidiamo nel processo – continua il papà di Chiara -. Ma non seguiamo da vicino gli sviluppi e le ultime notizie vicenda. Pensare all’accaduto per noi è ancora troppo doloroso. Confesso di essere in difficoltà anche se passa un servizio al telegiornale». Tra gli spalti stanno amici, familiari e i genitori dei bimbi in campo. Anche Francesca N., l’ultima dei dodici feriti italiani a fare ritorno a casa dopo un ricovero di oltre sette mesi e oltre 50 interventi chirurgici al Niguarda di Milano. «Il fratellino di Chiara è un nostro piccolo atleta nell'under 11 e sta partecipando oggi al torneo, un cugino gioca nella under 17 - ricorda il presidente del club Giulio Gallazzi -. Dopo la tragedia ci siamo chiesti che fare per essere vicino alla famiglia e ai ragazzi. Soprattutto nel cammino più difficile, il dolore che arriva dopo la tragedia. Il nostro club è nato nel 1952 per raccogliere i ragazzi della strada in una zona devastata dai bombardamenti. Qui si fa un calcio semplice, di passione e di comunità. Questo torneo è un buon modo per sostenere la Fondazione dedicata a Chiara. Insieme ne troveremo alti per trasformare il dolore in sogni da realizzare».