| 6 Settembre 2026 12:02 |
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(Adnkronos) – “Di fronte al dolore, alla malattia, all’apprensione, alla paura, insomma di fronte a tutto quello che evoca l’umana debolezza, e tanto più la debolezza dei potenti, si dovrebbe forse rimanere in silenzio e non trarne materia né di controversia e neppure di indiscrezione. Ma quando invece l’argomento diventa di pubblico dominio questa ritrosia si capovolge quasi nel suo opposto. E così l’intervista di Dario Franceschini che rivela con mano leggera i malanni della sua salute e le vicissitudini di Alessandro Di Battista ricoverato d’urgenza in un ospedale cubano diventano a un tratto l’occasione, se non proprio di una pacificazione dei nostri animi politici, almeno di una parziale, provvisoria attenuazione di quei linguaggi ferini che ne costituiscono da un po’ di tempo la stridente colonna sonora.
Segno che forse c’è, a margine della nostra quotidianità polemica e qualche volta perfino esacerbata, anche un diffuso bisogno di cambiare copione. E segno anche, pur senza immaginare il disarmo delle nostre controversie, che il registro adottato quotidianamente un po’ da tutti, l’uno contro l’altro, sta cominciando a stancare il pubblico e forse anche i protagonisti. Si può osservare anche che paradossalmente proprio il fatto che le uniche figure politiche che vengono degnate di un briciolo di riguardo siano appunto coloro che attraversano problemi di salute fa pensare che la grazia sia un’eccezione e che la regola sia quella della più sommaria (in)giustizia. Quasi a dire che solo il leader politico in estrema difficoltà riesce a convogliare su di sé quella forma di riguardoso rispetto che sarebbe invece dovuto a tutti. Il fatto è che il linguaggio politico è sempre un ibrido tra nobili parole e parole più affilate e anche un po’ triviali. Le prime vengono adoperate più raramente, e mai a vantaggio di chi non è dalla nostra parte, delle altre tendiamo ad abusare pensando che non torneranno mai addosso a chi le pronuncia.






