Andrea Sempio ha rifiutato di sottoporsi a una perizia psichiatrica e molti hanno accostato questo nuovo tassello del giallo di Garlasco a un altro celebre caso giudiziario che tenne l’Italia col fiato sospeso, quello che vide coinvolta Anna Maria Franzoni nell’omicidio di Cogne, in cui venne ucciso il piccolo Samuele Lorenzi. A rimettere i puntini sulle “i” ci pensa la criminologa Roberta Bruzzone, che spiega perché i due casi non sono sovrapponibili.
Roberta Bruzzone ricorda il caso Cogne
Anna Maria Franzoni e la precedente perizia
Il caso Sempio
Roberta Bruzzone ricorda il caso CogneAnnamaria Franzoni, nel giudizio di appello, rifiutò di sottoporsi direttamente alla perizia psichiatrica. Quando un indagato o un imputato rifiutano la perizia, i tecnici hanno la facoltà di procedere comunque per altre vie.E infatti nel caso Cogne, i periti utilizzarono tutto il materiale fino a quel momento disponibile, vale a dire intercettazioni, interviste televisive, documentazione processuale e altri elementi.ANSANella foto d'archivio: Anna Maria FranzoniMa c’erano anche “valutazioni psichiatriche precedenti“, ricorda Roberta Bruzzone tramite un post pubblicato su Facebook. In quel caso i periti “arrivarono persino a formulare una valutazione di seminfermità mentale“.In appello i periti nominati dalla Corte avevano ipotizzato uno “stato crepuscolare di coscienza”, con possibile vizio parziale di mente. Bruzzone fa il punto: tale condizione era compatibile, secondo quella valutazione, “con una capacità grandemente scemata ma non esclusa”.Le cose, però, andarono diversamente: la Corte d’Assise d’Appello di Torino non riconobbe la seminfermità mentale e così Anna Maria Franzoni venne condannata a 16 anni di reclusione. Ottenne una riduzione della pena grazie alle attenuanti generiche, “non a un vizio parziale di mente”, puntualizza Bruzzone.








