BOLZANO. Il passato a Roma sta sotto i sampietrini, nelle viscere dei palazzi, dietro le porte delle chiese, dove secoli differenti si sono accatastati gli uni sugli altri come pagine di un libro. La capitale cammina con le reliquie dei suoi eroi accanto. Li porta sulle spalle senza lamentarsene, come una madre porta il peso di un figlio addormentato.

Arianna Ruotolo, fin da piccola, ha imparato a portare quel peso insieme alla città, senza sentirlo come un fardello, ma come una storia da custodire. È nata a Bolzano, e sulle montagne suo padre cercava fossili insieme ai figli. Poi sono arrivati il liceo classico, l'università "La Sapienza", l'Egittologia, i geroglifici studiati all'Istituto Pontificio Biblico. È arrivato il lavoro nei cantieri dell'archeologia preventiva, dove l'archeologo deve sorvegliare il presente affinché non distrugga ciò che appartiene al passato. E infine è arrivato il Vaticano, con le sue basiliche, le sue regole, le Stanze di Raffaello, la Galleria delle Carte Geografiche e quella sezione egizia che, inevitabilmente, la riporta alla sua prima grande ossessione.

Che bambina era? Aveva già una curiosità particolare per l'arte?

Penso di essermi appassionata soprattutto all'archeologia, più che all'arte. Questa passione mi è stata trasmessa dai miei genitori. Da bambini ci portavano sempre nei musei. È qualcosa che mi è venuto naturale quando è arrivato il momento di scegliere la facoltà universitaria. Non ho mai pensato: «Ma con questo ci si guadagna da vivere?»