Dettaglio dell'opera "La luce opaca" di Alfio Giurato
“Quale spazio resta all'esperienza incarnata quando l'identità tende a coincidere sempre più con la sua rappresentazione?”. Questo è il principio di un’indagine intorno e dentro il corpo, nell'arte, nel suo essere presenza in un tempo attraversato e ormai irrimediabilmente trasformato dall'intelligenza artificiale, nell'epoca delle immagini riprodotte, moltiplicate, corrette, nei territori dematerializzati dell’intangibile. Dunque, ecco cosa accade quando il corpo resiste, quando resta nella carne e nella memoria e da qui riparte, dimostrando un rinnovato interesse per l’arte figurativa: è la prima riflessione che riempie sguardo e pensiero di chi visita Sul futuro del corpo, una mostra sofisticata e colta che esplora il corpo nella sua irriducibile presenza. Allestita negli spazi civici di Galleria Cavour, a Padova, l’esposizione (a ingresso gratuito) accoglie 55 opere di 17 artiste e artisti contemporanei ed è curata da Barbara Codogno, che spiega: “Viviamo un tempo in cui l’AI preme alle porte: vuole essere da noi addomesticata per poi rivenderci non solo un sapere di cui abbiamo perso origini e destinazioni, ma anche un finto corpo, quello che ci regala l’illusione di essere perennemente altrove, così lontani da noi stessi - anche iconograficamente - da farci vivere in perpetua allucinazione d’immortalità”.







