"Il dato che dobbiamo leggere con maggiore attenzione non è soltanto la riduzione del credito alle piccole imprese, ma la distanza crescente tra le condizioni alle quali si finanzia un’azienda minore e quelle riservate a un’impresa più strutturata". E’ quanto sostiene Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria commentando i dati "Quando la liquidità costa il 9,4%, contro il 5% delle medio-grandi, il tasso d’interesse smette di essere una variabile finanziaria e diventa una variabile competitiva – spiega –: può decidere se un investimento si fa o si rinvia, se si assume una persona o si aspetta, se un’impresa riesce a crescere oppure rimane sulla difensiva.

Naturalmente non spetta alla Camera di Commercio sostituirsi alla politica monetaria né al sistema bancario. Ma avevo indicato, tra le possibilità del nuovo mandato camerale – continua –, qualora le condizioni lo rendessero necessario, quella di costruire insieme alla Regione Umbria uno strumento per abbattere il costo degli interessi a carico delle imprese. Sarebbe ragionevole chiedersi non se intervenire in modo generalizzato, ma dove un intervento mirato possa evitare che aziende economicamente sane – conclude il presidente – rinuncino a investimenti validi soltanto perché il costo del finanziamento è diventato troppo elevato".