«Leandro Emede voleva lavorare con Oliviero Toscani. Le sue campagne erano argomento di discussione in famiglia perché era «simbolo di coraggio».All’inizio degli anni Duemila comincia a spedirgli curriculum e portfolio. Emede, regista e fotografo argentino, dopo gli studi in California arriva in Italia. Allora è un giovane autore che cerca un maestro. Internet esiste, ma non ancora quella geografia istantanea che oggi ci permette di sapere dove si trova qualcuno e a cosa sta lavorando.Leandro prova e passa all’azione. Nel 2002 manda fotografie, curriculum, video. Si apposta fuori dallo studio, ma non ottiene risposta. Nel 2003 raggiunge Sant’Anna di Stazzema, dove Toscani sta lavorando a “I bambini ricordano”, i ritratti dei sopravvissuti alla strage nazista del 12 agosto 1944. Lascia anche lì il materiale, ma ancora niente.Oggi candidarsi significa spesso allegare un link. Allora ogni tentativo costava denaro e lavoro: stampare le fotografie, scegliere le immagini, preparare i DVD, confezionare, spedire. Dopo quattro tentativi ignorati, Emede decide che al quinto avrebbe almeno risparmiato a Toscani un gesto: cestinare. Infatti compra un cestino dell’immondizia. Strappa le fotografie, accartoccia le stampe, spezza alcuni DVD e ci butta dentro il proprio lavoro. Aggiunge un biglietto: “Prima che lo butti di nuovo lei, l’ho fatto io”. Poi, accompagnato dal padre, porta il cestino fisicamente a casa di Toscani.Dopo qualche giorno telefona Cristina, l’assistente del fotografo: Oliviero ha visto tutto e vuole conoscerlo.Emede si presenta con la febbre altissima. Il cestino è ancora lì, ma lui ha con sé una copia integra del portfolio. Toscani guarda le fotografie, osserva i montaggi video e lo assume.«Avrei accettato anche una critica, una risposta negativa. Magari mi sarebbe servita», racconta Leandro. Lavora con Toscani per cinque anni senza mai fotografare. Nel 2011 lascia il suo studio per fare un master in America. Al ritorno collabora con Toscani da freelance e diventa un regista e fotografo riconoscibile, capace di cercare nei soggetti non solo un’immagine, ma la loro essenza. Ha fotografato grandi star, realizzato videoclip e copertine di settimanali di moda.Toscani diceva che la fotografia non è un mestiere, ma un mezzo per fare il mestiere di autore e sosteneva che la fotografia dovesse «raccontare la storia», perché ciò che si ferma all’estetica non è arte. La sua lezione era anche un esercizio di libertà: «Bisogna rischiare». Non sorprende che abbia riconosciuto qualcosa nel gesto irriverente di quel ragazzo che continuava a bussare.La storia di Emede vale anche fuori dalla fotografia, conta per tutti. Viviamo nel tempo della risposta immediata, della visibilità scambiata per talento, del primo rifiuto vissuto come una condanna. La velocità ci ha fatto disimparare l’arte della pazienza. Essere generosi con il proprio talento significa invece concedergli disciplina e ostinazione.Samuele Bersani scrisse per Lucio Dalla il brano “Canzone”. Diceva “Canzone, va’ per le strade e fra la gente dille che l’amo e se rimane indifferente non è lei”. Perché quello che ami davvero non può non essere riconosciuto e ricambiato.A volte servono cinque tentativi. A volte perfino un cestino.