Firenze, 5 settembre 2026 – Dal carcere di Porto Azzurro si risponde alle richieste di assistenza sui servizi digitali. A Firenze un detenuto in semilibertà ha iniziato a lavorare con la cooperativa Archeologia. In Versilia altri sono stati inseriti nelle cucine e nelle sale dei ristoranti. Sono alcune delle attività sviluppate in Toscana da Seconda Chance, associazione del Terzo settore nata dall’iniziativa della giornalista del TgLa7 Flavia Filippi per avvicinare il mondo delle imprese a quello degli istituti penitenziari.
Secondo il bilancio di missione dell’associazione, nel corso del 2025 in Toscana sono state raccolte e gestite 16 offerte di lavoro esterne e altre sette all’interno del carcere di Porto Azzurro. Tra 70 e 80 negli ultimi tre anni, da quando Fabbri è il referente per la Toscana.
L’help desk dentro il carcere
Una delle esperienze più innovative è quella realizzata a Porto Azzurro dall’azienda Experim di Orio al Serio, in provincia di Bergamo, che ha portato all’interno dell’istituto un call center. I detenuti selezionati sono stati formati e assunti per assistere gli utenti che chiamano il numero verde dedicato ai servizi digitali.
“Chi telefona può ricevere una risposta direttamente dal carcere di Porto Azzurro”, spiega Stefano Fabbri, già giornalista dell’Ansa e referente toscano di Seconda Chance. “È un’attività qualificata, che richiede preparazione e capacità di relazione. Portare il lavoro dentro gli istituti permette di coinvolgere anche le persone che non hanno ancora i requisiti per uscire”.







