La sicurezza contemporanea soffre sempre meno di scarsità d’informazione e sempre più della difficoltà di trasformare una quantità crescente di segnali, dati, correlazioni e anomalie in conoscenza operativa prima che lo scenario sia già cambiato. Per questo alle minacce ibride non bastano solo risposte ibride. Occorrono analisti capaci di pensare in maniera ibrida. Il commento di Ciro Sbailò, professore ordinario di Diritto pubblico comparato, Unint Roma

Alle minacce ibride si risponde in modo ibrido. La formula è ormai entrata nel lessico della sicurezza europea. Alla saturazione cognitiva e alla manipolazione dello spazio informativo si risponde intrecciando intelligence, monitoraggio digitale e tutela del processo democratico (Romania). Agli attacchi cyber si oppongono capacità tecniche e meccanismi di risposta rapida condivisi tra Stati (Cyber Rapid Response Teams dell’Ue). Alla vulnerabilità delle infrastrutture critiche si risponde integrando sorveglianza, intelligence, polizia e difesa (Baltico). Alle operazioni ostili sotto la soglia dell’aggressione militare si reagisce combinando attribuzione, sanzioni, diplomazia e sicurezza interna. Alle interferenze politiche si contrappongono sicurezza elettorale, contrasto ai finanziamenti illeciti, cybersicurezza e resilienza istituzionale (Moldova).