È ancora una volta in Germania che il volto dell’estrema destra europea avrà la possibilità di trasformare le invettive anti-woke in leggi discriminatorie. I cittadini sono stati convinti, a suon di propaganda, che così rimetteranno in funzione un’economia inceppata dall’ascesa economica cinese.Il 6 settembre si terranno le elezioni regionali nella Sassonia-Anhalt, uno dei länder economicamente più deboli e demograficamente più fragili della Germania, dove la popolazione sta sparendo insieme alle opportunità di lavoro. Il candidato poster dell’Afd, Ulrich Siegmund, definito “l’uomo più pericoloso della Germania” dal settimanale Spiegel, non risparmia sorrisi né abbracci per conquistare quel 42 per cento di voti che i sondaggi danno al suo partito di radice nazista. La destra di governo, la Cdu, invece si ferma al 22.Il programma elettorale dell’Afd, che nasce come mappa verso una futura entrata nel governo federale, individua come assi principali l’immigrazione, l’energia, la sicurezza, la famiglia, la scuola, i media e l’identità nazionale. E se il piano per la “remigrazione” o il ritorno al gas russo, con tanto di abbraccio a Vladimir Putin e la riapertura dei due gasdotti Nord Stream, spetta in realtà a Berlino e Bruxelles, una Magdeburgo nera potrà però avere mano libera su educazione e media, entrambi di competenza regionale. Ed è per questo che la campagna anti-diritti è tanto pericolosa: potrebbe velocemente lasciare il regno delle parole e trasformarsi in realtà quotidiana.Al grido di “Go woke, go broke”, ovvero “diventa inclusivo e finisci sul lastrico”, l’Afd intende vietare le bandiere arcobaleno nelle scuole, eliminare i programmi di sostegno Lgbtq, sostituire i responsabili per le pari opportunità con quelli per la famiglia tradizionale, eliminando le quote rosa e le politiche volte alla parità di genere, ed uscire dalla rete di scuole chiamata “Scuola senza razzismo-scuola con coraggio” che promuove attività contro razzismo, discriminazione, bullismo ed estremismo. Un regolamento alla volta, a perdere voce sarebbe una comunità dopo l’altra.All’ordine del giorno ci sarebbe invece l’identità nazionale: a scuola come nelle istituzioni culturali, a cui nessun sussidio statale sarebbe più erogato se non seguiranno la linea patriottica. Altro che “cultura della memoria”! E siccome anche la politica radiotelevisiva in Germania è competenza dei Länder, l’AfD vorrebbe ridimensionare subito il servizio pubblico, definito troppo grande, costoso e politicamente orientato.Ora la questione centrale è il risultato elettorale che il partito potrà conseguire: abbastanza per governare da solo o avrà bisogno di un alleato? E nel secondo caso: reggerà il cordone sanitario con cui fino ad oggi tutti gli altri partiti tedeschi hanno giurato di tenerlo fuori dai gangli del governo?In Europa quel cordone è saltato nel giro di un anno. Il gruppo più grande, quello dei Popolari di centro-destra, dove dettano legge i tedeschi, accetta ormai volentieri il sostegno degli estremisti di destra quando necessario. «Per molti è un “deja vu” del 1933 quando inclusero il partito nazionalsocialista al governo con l’idea che non sarebbe durato molto oppure che sarebbe diventato più moderato», mi ha spiegato Jana Puglierin, a capo del think tank ECFR a Berlino: «Ma poi ci è voluta una guerra per mandarlo via»