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C’è un momento preciso in cui la tragedia umanitaria si tramuta in farsa burocratica e quel momento in Spagna coincide geometricamente con la gestione governativa di Ceuta. L’ultimo atto del dramma di confine non si è consumato tra le onde del Mediterraneo, ma nelle stanze ovattate dell’Audiencia Nacional di Madrid, dove la giudice María Tardón ha ricevuto ieri il secondo, scottante rapporto sull’ondata migratoria che lo scorso luglio ha letteralmente travolto l’enclave spagnola con oltre 72.000 ingressi in quarantotto ore.

Sánchez sotto pressione: 82 morti e il sospetto di una pre-allerta ignorata

Il documento, tre pagine firmate dal generale Luis Peláez Piñeiro (capo dell’intelligence della Guardia civile), ha messo nero su bianco quello che l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez ha tentato di minimizzare per settimane: il bilancio provvisorio dei morti è salito a 82, e le motovedette stanno ancora ripescando cadaveri.

Soprattutto, la magistratura vuole capire se le autorità centrali avessero ricevuto una pre allerta nei giorni precedenti l’assalto, decidendo scientemente di girarsi dall’altra parte.