Una sferzata europeista lanciata nel gotha delle imprese, il forum di Cernobbio che da sempre rappresenta il termometro per misurare il 'sentimentò dell’Italia che conta. Una sollecitazione necessaria per il presidente della Repubblica che ricorda come il momento sia difficile, quali le tensioni internazionali e, soprattutto, quanto le nuove forme di un colonialismo «predatorio» siano dannose per l’economia globale. Sergio Mattarella non è presente fisicamente a Cernobbio ma il suo messaggio di saluto si abbatte nel primo giorno dei lavori dove, a sorpresa, arriva in anticipo anche il generale Vannacci.«Si affaccia nuovamente una pretesa predatoria delle risorse esistenti - materiali e immateriali - con una preoccupante tendenza a ripristinare politiche di potenza, con la minaccia, quando non l’uso, della forza, a sostegno di proprie pretese nella soluzione delle controversie internazionali», premette il capo dello Stato quasi temendo che i lavori del forum possano non partire da questa considerazione. Infatti miscela con equilibrio cupi scenari di politica internazionale con le disastrose conseguenze economiche di guerre inconcepibili fino a pochi anni fa. «E' appena il caso di ricordare i costi umani, politici, economici, sociali del disordine, della contrapposizione, della guerra. Basterebbe un’analisi di questi costi - incalza Mattarella - per concludere che politiche di potenza e conflitti sono manifestazioni di visione del futuro piuttosto che di autentica progettualità, e che non portano alcun autentico beneficio né ai presunti vincitori né ai soccombenti». Per questi motivi il presidente si rivolge direttamente al mondo di Cernobbio sperando che ci sia consapevolezza della gravità del momento: «le società civili dei vari Paesi, il sistema delle imprese, sanno di avere una responsabilità speciale e un ruolo nel consentire all’Unione di essere rilevante, di avere una propria identità, per continuare a rappresentare un modello virtuoso cui ispirare le relazioni internazionali». Dopo l’allarme, Mattarella passa alla soluzione che è, per il Quirinale, una sola: l’ineludibile rafforzamento dell’Europa. Per questo suona la sveglia a quanti la disconoscono o tendono - più o meno strumentalmente - a svilirla, sottovalutarla, a ridurla a ad una entità burocraticamente cancerogena da curare con il bisturi. «L'Unione Europea - ricorda Mattarella - costituisce tuttora la manifestazione più eclatante al mondo di condivisione di sovranità, sorretta da valori comuni, capace di assicurare pace, diritti, prosperità diffusi a un gruppo di Stati, adusi per secoli a combattersi l’un l’altro».Altro che la Bruxelles odiata dai sovranisti: «i suoi successi sono indiscutibili - e per questo, talvolta, invidiati e osteggiati - al pari della sua attrattività, tuttora intensa e vitale». Non c'è altra strada che rafforzare l’integrazione e rendere la Ue una verà autorità politica mondiale in grado di prendere decisioni tempestive. Ed ecco il cuore dell’appello del presidente ai potenti partecipanti al forum: «la vocazione dell’Unione europea a proiettare verso l’esterno partenariati basati sul reciproco beneficio, iniziando da quello economico e commerciale, con diversi interlocutori, attraversa una stagione espansiva ed è ben testimoniata dal numero di Accordi di libero scambio recentemente siglati con Stati e associazioni di Stati di ogni continente». Si tratta,spiega ancora, di un «modello di rapporti internazionali cooperativi, alternativo alla logica del più forte o del profitto di rapina come unico parametro, del quale dobbiamo andare orgogliosi. Questa scelta di fondo ha fatto sì che l’UE abbia saputo costruire un progetto continentale ambizioso e avanzato, attento alle dimensioni dell’inclusione sociale, della tutela dell’ambiente, coniugate con la crescita economica. L’Unione Europea, lungi dal pensare di rinunciare ai suoi valori, appare più che mai - è la conclusione del capo dello Stato - un’impellente necessità per affermare standard di vivibilità per i popoli dell’intero pianeta».