Proposta di Manzi, presidente. Anpi: mettiamola accanto. alle pietre di inciampo. .Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguici"Un gesto vile che colpisce non solo un simbolo, ma la coscienza storica della nostra comunità. Chi ha compiuto questo atto ignobile dimostra non solo profonda ignoranza e inciviltà, ma anche che la memoria dà ancora fastidio a chi coltiva l’odio e l’indifferenza". Così Luca Manzi (nella foto), presidente dell’Anpi sezione "Scipioni e Cutini", commenta l’atto vandalico compiuto da alcuni ignoti che pochi giorni fa hanno staccato e trafugato la targa dedicata alla famiglia Behar, installata in piazza Stazione a Porto Potenza.

Proprio l’Anpi locale aveva ricostruito e raccontato pubblicamente la storia della famiglia di origine ebrea che da Porto Potenza venne deportata ad Auschwitz nel 1943, senza purtroppo fare più ritorno. A segnalare il furto era stata l’amministrazione che aveva assicurato che provvederà al più presto a posizionare una nuova targa commemorativa in piazza Stazione.

"Come Anpi abbiamo ricostruito il percorso della famiglia Behar e siamo stati promotori prima di quella targa e poi della posa delle pietre d’inciampo – afferma Manzi -, quindi sentiamo il dovere di andare oltre la ferma e necessaria condanna istituzionale. Rimuovere una targa significa voler far sparire di nuovo i volti e i nomi di chi è già stato vittima della furia nazifascista. Significa voler cancellare il ricordo di Erna, Rachele e Davide Behar, fuggiti da Trieste fino a Porto Potenza, dove furono arrestati nel novembre del 1943 per essere deportati nei campi di sterminio, da cui non fecero mai più ritorno".