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Spezzatino non sia mai. Più che un grido è ormai un coro che da Siena vede tutti uniti contro la prospettiva dello smembramento della banca più antica del mondo, qualora l'offerta di Intesa Sanpaolo su Mps dovesse avere successo. Dal sindaco della città toscana Nicoletta Fabio, al presidente della Regione, Eugenio Giani, fino ai dipendenti. E ancora dalla maggioranza fino all'opposizione in consiglio comunale, tutti uniti a difendere l'integrità di Rocca Salimbeni.

Un coro che ha preso ancora più vigore dopo l'intervista rilasciata da Meloni a Milano Finanza di venerdì 14 agosto, nella quale la premier si è detta preoccupata - o meglio contraria - rispetto all'ipotesi di spartizione a metà di Mps tra la Ca' de Sass e Unipol-Bper. Piano su cui ha avuto da obiettare anche il responsabile economico del Pd Antonio Misiani ha finito per fare eco nei giorni scorsi.

Lo stesso Luigi Lovaglio nella sua mossa difensiva contro Intesa Sanpaolo ha messo in campo l'integrità della banca, passando di fatto dalla difesa al contrattacco. Assalto a Banco Bpm e Banca Generali con due obiettivi: farsi più grande, raddoppiando le dimensioni, rendendo impossibile la scalata di Intesa e sottrarre a Messina il vero tesoro di tutta la contesa, quel pacchetto di Generali che verrà sì smembrato: usato in parte per distribuire un bel dividendo straordinario ai soci di Mps e per altra parte a disposizione del miglior offerente. Un modo astuto di intralciare se non rendere proibitiva l'operazione di Intesa/Unipol.