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Per difendere il portafoglio dal rialzo dei tassi e dai rendimenti in crescita dei bond un bel poker di azioni caratterizzate da una cassa robusta può essere di aiuto. Le società poco indebitate e che producono buoni flussi di cassa, infatti, soffrono meno il rialzo del costo del denaro.
In tal senso la tabella in pagina mette in evidenza le società di Piazza Affari sopra i 500 milioni di capitalizzazione che presentano una posizione finanziaria netta negativa, hanno quindi cassa (tutti i numeri con segno meno davanti). Nelle prime posizioni compaiono sia titoli del comparto industriale come Danieli, Tenaris, Buzzi, Technoprobe, De Longhi, Avio, sia il settore finanziario con Banca Generali, FinecoBank, Azimut, Revo Insurance. Danieli è fra l'altro in cima a un'altra classifica, quella sul rapporto debito netto/ebitda, un indicatore che mette in evidenza quanto debito ha una società rispetto a quanto riesce a guadagnare con la sua attività. I primi posti in classifica, in questo caso, vedono in pole, quindi, Danieli, Technoprobe, De Longhi.
Più energia, meno utilities. In questa fase di mercato, interviene Gabriel Debach, market analyst di eToro, «hanno senso le società con poca leva, buona generazione di cassa e scadenze gestibili. Non necessariamente perché saliranno quando salgono i rendimenti, piuttosto perché hanno meno bisogno di chiedere capitale al mercato proprio quando quel capitale diventa più costoso. Il campanello d'allarme vero arriverebbe se al denaro più caro si aggiungesse un allargamento del premio per il rischio di credito. In tal caso i bancari italiani potrebbero essere i primi da monitorare». Il ragionamento che fa qui Debach è legato al fatto che l'ondata di vendita dei bond mondiali cui stiamo assistendo, un vero e proprio selloff obbligazionario che tocca i Treasury negli Usa, i Bund e i Btp in Europa e che ha travolto anche il decennale giapponese (ora rende oltre il 3%, ai massimi da trent'anni), è che, «almeno per il momento, il rischio non viene prezzato dove normalmente lo cercheremmo in una fase di stress. Il Btp decennale è tornato infatti a rendere intorno al 4,2%, ma lo spread (differenziale, ndr) con il Bund resta vicino agli 80 punti base». Anche gli spread dei bond high yield (quelli con rating inferiore, che rendono di più) europei rimangono relativamente compressi, ragiona Debach, intorno ai 260 punti base. Il mercato, quindi, «non sta ancora segnalando un forte aumento del rischio di credito delle imprese o del rischio Italia. Sta soprattutto aumentando il prezzo del denaro».








