Riattivare la liquidità con prudenza.

Uno dei temi centrali dell’ultimo Salone del Risparmio di Milano organizzato da Assogestioni, in cui l’imperativo categorico dei professionisti degli investimenti era proprio questo: sbloccare gli oltre 1.860 miliardi di euro parcheggiati nei conti correnti dalle famiglie italiane e metterli in movimento nei mercati finanziari.

Per tutti quei risparmiatori che volessero entrare progressivamente nell’asset class azionaria ma senza rinunciare alla stabilità e ai bassi profili di rischio di un nucleo dure di reddito fisso, una possibile soluzione sono i fondi bilanciati prudenti: mix di azioni e bond – con la possibilità di includere anche parti di materie prime – in cui la componente di equity si aggira solitamente tra il 10% e il 30%, e il resto è tendenzialmente obbligazionario o monetario.

Un ampio margine di manovra I gestori di questi fondi hanno quindi un ampio margine di manovra per decidere come muoversi all’interno del range di riferimento.

Nella fase attuale, ad esempio, il chief investment officer Italy & head of multi asset di Amundi, Francesco Sandrini, pensa che nel breve periodo «persistano elementi tali da supportare un posizionamento azionario ancora costruttivo, attorno al 20-25%, da ridurre gradualmente partendo dall’Europa qualora la situazione geopolitica contingente non si risolvesse e le pressioni inflazionistiche si trasferissero sui margini aziendali e sui consumi».