La cava dei veleni e un iter giudiziario lungo oltre dieci anni. In attesa che la bonifica del Vallone San Rocco, tuttora in larga parte ferma al palo, diventi realtà, l’inchiesta che a più riprese ha portato sotto i riflettori della Procura l’imprenditore Bruno Sansone si arricchisce di un nuovo capitolo. Nessuno sconto patrimoniale per il re maranese del movimento terra. L’ordinanza L’ultimo colpo di scena porta la firma del tribunale del Riesame di Napoli, che sconfessando il precedente orientamento del giudice monocratico, davanti al quale il costruttore è oggi imputato per il reato di omessa bonifica, ha annullato l’ordinanza di dissequestro dei beni. A entrare in azione, ieri mattina, sono stati i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Napoli, i carabinieri del Noe e gli agenti municipali dell’unità operativa Avvocata. Un’operazione muscolare, eseguita sotto il coordinamento del sostituto procuratore Giulio Vanacore e dell’aggiunto Antonio Ricci, culminata con il ripristino immediato dei sigilli per contanti, immobili e quote societarie dal valore complessivo di 3 milioni di euro. La cifra, calcolata dai periti dell'Ispra, rappresenterebbe il profitto illecito accumulato dal costruttore evitando di bonificare e mettere in sicurezza l’ex Cava Suarez, un’imponente voragine nel cuore del Parco Metropolitano delle Colline di Napoli, trasformata negli anni in uno sversatoio abusivo di rifiuti speciali, anche pericolosi, e veleni da demolizione.