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3 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 11:23

Sette anni dopo l’amministrazione giudiziaria che nel 2019 aveva segnato il primo caso di “bonifica” di un colosso della logistica per agevolazione colposa del caporalato, la Procura di Milano torna a bussare alla porta di Ceva. E lo fa con due decreti di sequestro preventivo d’urgenza, emessi il 27 febbraio 2026, per un valore complessivo di oltre 27 milioni di euro. Nel mirino dei pm Paolo Storari (nella foto) e Daniela Bartolucci finiscono Ceva Logistics Italia s.r.l. e Ceva Ground Logistics Italy S.p.A. (già Gefco Italia), terminali italiani della multinazionale controllata dal gruppo armatoriale francese Cma-Cgm della famiglia Saadé. Per la prima società il sequestro ammonta a 24.677.769,13 euro; per la seconda a 2.713.766,52 euro, somme ritenute profitto dell’illecito e finalizzate alla confisca.

Le ipotesi di reato ricalcano uno schema già contestato ad altri big della logistica negli ultimi anni dalla procura di Milano: da Bartolini a Ups e Gxo. Ai vertici aziendali viene contestata la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti (articolo 2 del decreto legislativo 74/2000): secondo l’accusa, nelle dichiarazioni Iva sarebbero stati indicati costi fittizi, avvalendosi di fatture emesse da società “serbatoio” formalmente incaricate di appalti di servizi, ma in realtà utilizzate per mascherare una mera somministrazione irregolare di manodopera. Alle società viene contestata anche la responsabilità amministrativa degli enti per non aver adottato modelli organizzativi idonei a prevenire i reati tributari commessi nel loro interesse e vantaggio.