Una questione di tempo, legata al ciclo di vita dei motori a combustione. Per Seat, il marchio spagnolo del gruppo Volkswagen, il destino pare segnato, anche se mimetizzato da giri di parole che offuscano la realtà. L’accordo sul piano straordinario proposto dal Ceo del colosso tedesco Oliver Blume e approvato giovedì sera, in anticipo rispetto all’atteso Consiglio di Sorveglianza fissato per oggi (e infatti annullato), anche per contenere i timori nell’opinione pubblica alla vigilia delle delicatissime elezioni locali nel Sachsen-Anhalt dove gli xenofobi di estrema destra della AfD rischiano di conquistare la maggioranza assoluta, presenta alcuni passaggi chiave.

Malgrado investimenti annunciati di 135 miliardi tra il 2027 e il 2031 a forte rischio rimangono quattro stabilimenti in Germania e anche lo storico marchio iberico, già controllato da Fiat, pure se una nota dice che “non è ancora stata presa alcuna decisione in merito” alla chiusura dei primi e al ritiro dal mercato del secondo.

Ma il colosso tedesco vuole mantenere “flessibilità” in un comparto “il cui ambiente normativo, tecnologico e competitivo continua a cambiare rapidamente”. Uno scenario plausibile? Spariranno più posti di lavoro e la produzione verrà ridotta per contenere la capacità a 9 milioni di veicoli e far aumentare la redditività che dovrà raggiungere il 9%.