La miopia non è più soltanto il tipico difetto della vista giovanile correggibile con un semplice paio di occhiali. Nei due poli sanitari lombardi di Brescia e Bergamo, i dati dell’Osservatorio sulla Vista del Gruppo Refrattivo Italiano delineano un quadro epidemiologico puntuale. Su un campione di 22.111 pazienti e 42.530 occhi esaminati tra gennaio 2020 e agosto 2026, nella fascia d’età 18-45 anni, risulta che il 78,4% dei soggetti alla prima visita è miope. Tra questi, il 26,4% presenta una miopia elevata, definita da un difetto pari o superiore a -6 diottrie.

La soglia delle sei diottrie non è una mera etichetta nosologica, ma uno spartiacque clinico: con l’aumentare della gravità del vizio di refrazione cresce in modo esponenziale il rischio di complicanze oculari importanti, come distacco di retina, glaucoma, cataratta e maculopatia miopica. Le linee guida dell’International Myopia Institute (IMI) evidenziano che il pericolo di danni retinici aumenta sensibilmente quando alla miopia forte si associa una lunghezza assiale oculare superiore a 26 millimetri. Il fenomeno ha portata globale: proiezioni pubblicate su Ophthalmology indicano che entro il 2050 quasi la metà della popolazione mondiale sarà miope e circa il 9,8% soffrirà di miopia elevata. Di fronte a questi numeri, la chirurgia refrattiva oggi offre due principali soluzioni per ridurre o eliminare la dipendenza da lenti esterne: il rimodellamento corneale con laser e l’impianto intraoculare di lenti fachiche (ICL). Tuttavia, nei casi più marcati, la scelta terapeutica non può basarsi su preferenze estetiche o messaggi promozionali, ma deve discendere da una rigorosa valutazione dell’anatomia oculare.