Il mercato del lavoro americano corre e le chance di un rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed a settembre aumentano, spingendo le borse in rosso e mettendo in allarme Donald Trump. Una stretta a due mesi dalle elezioni di metà mandato aumenterebbe la pressione politica sul presidente e rischierebbe di rafforzare le tensioni sui Treasury, già nel mirino del fondo sovrano norvegese che vorrebbe scaricarne una parte per diversificare il suo portafoglio.

"Abbassate i tassi di interesse perché gli Stati Uniti sono un debitore molto più solido rispetto a poco tempo fa. Un paese forte significa tassi di interesse più bassi. È semplicissimo! Dovremmo avere i tassi più bassi del mondo, come ai vecchi tempi", ha detto il presidente minacciando lo stop degli scambi commerciali con i paesi con cui gli Stati Uniti sono in deficit se la Fed non ridurrà il costo del denaro.

La lista dei paesi nei confronti dei quali Washington ha un rosso commerciale è lunga e include i vicini Canada e Messico, ma anche la Cina e l'Europa. Attuare un blocco significherebbe quindi colpire una quota significativa dei beni acquistati e importati dalle famiglie e dalle imprese americane.

"La crescita non crea inflazione": "Ogni punto di rialzo dei tassi ci costa 650 miliardi l'anno", ha tuonato Trump rilanciando la sua battaglia contro la Fed. Il presidente se l'è presa anche con Wall Street, in calo nonostante gli "eccezionali" dai sul mercato del lavoro. In agosto l'economia americana ha creato 162.000 posti, ben oltre i 55.000 attesi dagli analisti. Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 4,1%.