“Prevediamo di essere pronti a inviare i primi stranieri in un Paese partner entro la fine del prossimo anno”. Il ministro dell’Immigrazione danese Morten Bødskov mette una data al primo “return hub” europeo, il 2027. A Copenaghen, Danimarca, Germania, Austria, Paesi Bassi e Grecia hanno riunito il cosiddetto “Gruppo dei Cinque” per concordare “passi concreti” verso un accordo con un Paese extra-Ue. La Commissione europea partecipa come osservatrice. “Più vicini che mai”, ha assicurato il ministro danese.

Il Paese partner non viene indicato, ma il lavoro diplomatico dei mesi scorsi porta soprattutto in Africa. Contatti ci sarebbero già stati con il Kenya, senza produrre risultati, e poi con Ruanda e Uganda. Proprio con Kampala si sarebbe parlato di un progetto pilota, accompagnato da compensazioni finanziarie, capace, secondo le indiscrezioni apparse ad agosto sul quotidiano greco Kathimerini, di accogliere fino a 10mila persone. Il Ruanda sembra restare l’alternativa principale. L’obiettivo è un primo partenariato entro il 2026 per renderlo operativo nel 2027. Bødskov dice soltanto che l’accordo dovrà essere “reciprocamente vantaggioso”. Dichiarazioni che tentano di anticipare sul terreno una delle novità più controverse del nuovo Regolamento Ue sui rimpatri.