C'è una data, il 2027. Un gruppo di Paesi 'avanguardisti', Danimarca, Olanda, Grecia, Austria e Germania. E due possibili destinazioni: Ruanda e Uganda. In una manciata di mesi gli hub per i rimpatri in Africa potrebbe davvero essere una realtà. A dare il là a questa nuova accelerazione sul binario della stretta sui migranti è stato il vertice di Copenaghen, al quale hanno partecipato i ministro dell'Interno o della Migrazione di Amsterdam, Berlino, Vienna e Atene. La riunione è servita a mettere a punto uno schema che, andando ben oltre i classici iter comunitari, renda i cosiddetti 'return hub' operativi già l'anno prossimo.

"Sarà un passo importante verso un sistema di asilo e migrazione più efficiente", ha detto il ministro dell'Immigrazione Morten Bodskov. Sui return hub nei Paesi terzi l'accelerazione dei cosiddetti 'falchi' sulle politiche migratorie non è certo una novità e ha preso forma già in occasione del Consiglio europeo del giugno scorso. Il caso Ceuta ha fatto il resto, portando la premier Giorgia Meloni e la sua omologa danese Mette Frederiksen, lo scorso 10 agosto, a rilanciare l'idea degli hub extra-Ue.

La riunione che ha avuto luogo a Copenaghen ha rappresentato, in questo senso, un sicuro passo avanti, ma con alcuni distinguo. Innanzitutto, al tavolo erano seduti i rappresentanti di 5 Paesi Ue, 17 in meno rispetto a quelli che hanno aderito alla lettera che, nelle ore più calde dell'emergenza a Ceuta, chiedeva a Bruxelles un intervento coordinato e netto contro i flussi di irregolari. In Danimarca era assente anche l'Italia, sebbene Meloni sia stata una pioniera dell'esternalizzazione della migrazioni. I motivi non sono stati chiariti ufficialmente ma, forse, dopo aver installato già gli hub per i migranti in Albania, per l'Italia sarebbe difficile giustificare ulteriori accordi con Paesi terzi diversi, a meno che non avvengano sotto l'egida europea. "L'accordo Italia-Albania è diventato un modello in Ue, Meloni ha indicato la strada", ha comunque rimarcato il capodelegazione di FdI all'Eurocamera, Nicola Procaccini.