A destra le cose sembrano abbastanza definite, vannaccismo permettendo, per le elezioni del 2027. La coalizione, una volta Casa delle Libertà – ora non si sa quale sia il nome della ditta – ha un programma, sempre quello peraltro, e una leader, un usato sicuro da riproporre. A sinistra le cose sono più complicate perché la famiglia è più numerosa e rissosa, e i programmi su molti punti sono molto diversi. Da qui il tormentone, alimentato da un giornalismo incalzante, delle primarie e del programma, cioè se viene prima l’uovo o la gallina.

Guardando alle tendenze elettorali, sembra fuor di dubbio che, per vincere, anche i progressisti devono imparare dai conservatori un po’ di furbizia elettorale, non nei contenuti, certo, ma nella strategia. Il programma progressista, se vuole avere un minimo di successo, deve avere due caratteristiche: essere popolare ma anche populista, e qui la destra è fortissima nelle promesse. Popolare significa che deve riguardare il maggior numero di persone, ma anche populista per creare un vasto consenso toccando aspetti che interessano la vita reale degli elettori.

Se questo è vero, allora una dei temi fondamentali della prossima campagna elettorale riguarderà la spesa sanitaria, un punto decisivo per noi boomers. Ogni volta che ci troviamo a cena tra amici, la panoramica sanitaria occupa una parte importante con la cronaca dei vari acciacchi. La lamentela principale cade sulle liste di attesa. Oramai è molto difficile che il sevizio pubblico offra la prestazione necessaria nei tempi prestabiliti, per cui ci si rivolge obbligatoriamente alle strutture private, la pocket money che cresce ogni anno come mi spiega il collega di economia sanitaria.