Le elezioni di midterm in America si avvicinano (mancano tre mesi) e Donald Trump ci arriva con una percentuale di consensi a picco: 33%. Le cause sono tante, ma ormai una parte da leone la gioca il costo dei carburanti alla pompa. La decisione di bombardare l’Iran insieme a Israele ha fatto impennare i prezzi della benzina e soprattutto del diesel, oggi venduto al prezzo record di 5,85 dollari al gallone (era 3,76 a febbraio, prima dell’inizio della guerra nel Golfo). E come scrive nella sua ultima riflessione su Substack Paul Krugman, tutto dice che da qui alle prossime settimane la situazione non migliorerà per il presidente Usa (e per le tasche degli americani). Spiega il premio Nobel per l’Economia nel testo titolato “Le illusioni imperialiste e il prezzo del carburante”: «Durante la campagna elettorale del 2024 Donald Trump aveva promesso di dimezzare i prezzi dell’energia. Ha invece assistito a un’impennata dei prezzi alla pompa, che ha giocato un ruolo importante nel suo crollo nei sondaggi. Alcuni potrebbero attribuire questo disastro alla decisione di Trump di entrare in guerra con l’Iran, ignorando quelli che sembrano essere stati avvertimenti quasi unanimi da parte di esperti militari e funzionari dei servizi segreti secondo cui una guerra del genere, oltre a interrompere le forniture di petrolio, avrebbe sovraccaricato le forze armate statunitensi e ridotto pericolosamente le scorte di munizioni — ed è esattamente ciò che è accaduto. Ma Scott Bessent, segretario al Tesoro di Trump, ha trovato qualcun altro da incolpare: l’Ucraina».