“Non voglio che la mia vicenda diventi un caso mediatico”. È una delle frasi lasciate nei biglietti trovati nell’abitazione dopo la strage di Finale Ligure. Parole scritte da Daniele Baruzzo prima di morire, dopo quella che, secondo i primi riscontri investigativi, è stata una strage familiare culminata nell’uccisione della moglie Paola Siri e del figlio Mattia, adolescente, e poi nel suicidio dell’uomo. Quegli scritti sono ora uno degli elementi sui quali lavorano gli investigatori. Non rappresentano, però, una spiegazione di quanto accaduto. Raccontano il vissuto e la percezione dell’uomo, il suo modo di leggere una situazione familiare che, secondo quanto emerge dai biglietti, sarebbe stata segnata da un disagio. Non ci sarebbero riferimenti a problemi di natura economica. E soprattutto, nelle parole lasciate in casa, emergerebbe una volontà precisa: non trasformare quella vicenda in un caso pubblico.

Secondo la prima ricostruzione, tutto potrebbe essere avvenuto intorno alla mezzanotte. Alcuni vicini, molto anziani, avrebbero riferito soltanto in un secondo momento di aver sentito dei rumori provenire dall’abitazione. All’inizio non li avrebbero collegati a colpi d’arma da fuoco. Solo dopo aver appreso la notizia della morte dei tre componenti della famiglia avrebbero ripensato a quei rumori. Secondo quanto ricostruito, Baruzzo avrebbe sparato prima al figlio, che dormiva, e poi avrebbe raggiunto la moglie, trovata senza vita nel letto. Dopo avrebbe scritto diversi biglietti. Infine avrebbe rivolto l’arma contro se stesso.