«Con l’Iran non la chiamerei guerra», ha detto il vicepresidente Usa JD Vance, aggiungendo che «gli iraniani vorrebbero che dallo Stretto di Hormuz uscissero zero milioni di barili. Ieri sera ne sono usciti 15 milioni». Vance ha inoltre sottolineato che Washington non sta parlando con Teheran e non lo farà «finché non smetteranno di sparare contro le navi commerciali».

Il Perù rompe le relazioni diplomatiche con l’Iran, accusando Teheran di alimentare l’escalation in Medio Oriente e di ostacolare la navigazione a Hormuz.

Intanto, il premier israeliano Benjamin Netanyahu afferma che «la fine del regime iraniano è vicina», sostenendo che Teheran sia «più debole che mai». L’esercito iraniano riferisce invece di aver colpito sistemi di comunicazione, depositi e hangar nella base Usa di Ahmad Al-Jaber, in Kuwait, e postazioni militari e radar nella base di Al Minhad, negli Emirati. Teheran ha definito l’operazione la 31ª fase della campagna «Saiqa», Fulmine.

L’Iran inoltre ha lanciato missili e droni contro il Kuwait e contro gli Emirati, nell’ambito della rappresaglia per i bombardamenti americani dei giorni scorsi. Le difese aeree kuwaitiane hanno intercettato gli attacchi; analoghe operazioni iraniane erano state respinte mercoledì da Bahrain e Giordania. La nuova escalation segue i raid Usa contro lanciatori iraniani nello Stretto di Hormuz.