Venezia, 3 settembre – Ci sono tre film, a Venezia, che sembrano raccontare la stessa cosa. Tre film diversissimi, tre registi lontanissimi: Gianni Amelio, Martin McDonagh, Werner Herzog. Eppure tutti e tre raccontano uomini e donne che cercano un posto nel mondo perché nel mondo, così com’è, non riescono a trovarlo.
Sono gli esclusi. Gli sradicati. Quelli che non hanno una casa vera, anche quando una casa ce l’hanno. E soprattutto non hanno un rapporto vero con gli altri. Così devono inventarsi una strada, un rifugio, un altrove.
Nessun dolore
In "Nessun dolore", presentato fuori concorso, Gianni Amelio prende Alessandro Borghi e lo mette dentro Roma. Davide vende libri usati in un chiosco. È giovane, ma sembra già fuori dalla vita. Non ha amici, non ha una relazione, non ha una vera comunità. Parla poco, quasi niente. Vive in una specie di solitudine senza dramma apparente: una vita vuota, semplicemente.
Alessandro Borghi (a destra) con il regista Gianni Amelio










