Ingabbiati, infelici e paralizzati. Nel Concorso di Venezia 83 è tutta una questione di appartamenti. Dopo la “stanza del sesso” in “Succederà questa notte” di Nanni Moretti, ecco “The Echo chamber” di Andrea Pallaoro, un’altra casa del desiderio, un altro spazio circoscritto radicalmente e rigorosamente dallo sguardo di regia. L’enfant prodige italiano che ha studiato in America, quello che gira in formato 1.22:1 (il “quasi quadrato”), ha preso l’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci e con l’aiuto di Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi l’ha resa un film spiritualmente bertolucciano.
Pare che Bertolucci dicesse che l’appartamento al centro della supposta visione (qui sembrerebbe londinese, anche se i set sono italo-belgi) fosse come un “luogo di fantasmi”. Già perché Leo (Luca Marinelli), produttore e compositore musicale, pippatore di droghe e alcool, soffre terribilmente di dolori lombari che non lo fanno vivere in pace e deambula come in gabbia dentro ad un ampio, raffinato e primo novecentesco appartamento che gli fa anche da studio di registrazione. L’aiuto per quel corpicione fragile e derelitto, arriva dalla fisioterapista Anne (Alicia Vikander), minuta e risoluta manipolatrice di corpo e anima.













