Automobilisti in fila per chilometri dinanzi alle stazioni di servizio, nel tentativo di ottenere un pieno di carburante. Interruzioni di energia elettrica e abitazioni che diventano forni. Questo è lo scenario che ha offerto Tripoli negli ultimi giorni: eppure si tratta della Libia, dove molto manca, ma non il petrolio. Come se non bastasse, proseguono gli attacchi con droni alle raffinerie: l’ultimo è avvenuto proprio nelle ultime ore. Un velivolo senza pilota è stato indirizzato sui serbatoi di carburante del deposito petrolifero a sud della capitale, come ha confermato la Brega Petroleum Marketing Company.
Il deposito, sulla Airport Road, è formato da serbatoi di stoccaggio per prodotti petroliferi e gpl, oltre a impianti per il riempimento e la distribuzione di bombole di gas da cucina. Una situazione complicata, che ha spinto Emad Al Trabelsi, ministro dell’Interno e presidente del Comitato per affrontare la crisi dei carburanti, a prendere soluzioni drastiche: la chiusura di 490 impianti di servizio che secondo gli accertamenti delle autorità hanno favorito il contrabbando di carburanti e l’autorizzazione ufficiale alla distribuzione di benzina concessa a 365 stazioni per cercare di frenare il malcontento dei cittadini. In questo contesto, Al Trabelsi ha fatto sapere che la distribuzione di gasolio alle stazioni autorizzate sarà uniforme, in modo da assicurare un servizio più omogeneo.






