Un serbatoio con 4,5 milioni di litri di benzina in fiamme nella raffineria di Zawiya, la più grande attualmente operativa in Libia. È il terzo attacco con droni in due giorni contro il complesso petrolifero, una quarantina di chilometri a ovest di Tripoli. Nei precedenti erano stati presi di mira un deposito di nafta e un impianto di desalinizzazione. Non si sa chi abbia lanciato i droni e nessuno ha rivendicato gli attacchi. La National Oil Corporation (Noc) ha chiesto di individuare i responsabili e ha avvertito che, se le incursioni continueranno, potrebbe sospendere le attività dell'impianto. Gli attacchi a Zawiya riportano al centro l'enorme problema che la Libia non ha risolto dalla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011. Quindici anni dopo, e quasi sei anni dopo il cessate il fuoco che ha fermato la guerra civile, il Paese rimane diviso e senza un'autorità unica sul territorio.

Gli episodi degli ultimi giorni lo mostrano. Mentre nell'Ovest vengono colpite infrastrutture energetiche, a Bengasi il generale Fawzi al-Mansouri, capo dell'intelligence militare delle forze di Khalifa Haftar - ex generale dell'esercito di Gheddafi e principale leader militare della Libia orientale - è stato ucciso da una bomba collocata sulla sua automobile. Nelle stesse ore il governatore della Banca centrale Naji Issa ha presentato le dimissioni senza renderne pubbliche le ragioni.