Il tribunale dei minori dell’Aquila non si fida di Nathan e Catherine Trevallion. Anche se hanno fatto tutto ciò che le autorità chiedevano loro, anche se non hanno mai fatto del male ai loro figli, anzi. Eppure secondo i giudici i Trevallion, soprattutto la madre, sono ancora troppo rigidi, dunque devono essere messi alla prova, seguiti dai servizi sociali. In pratica dovranno trascorrere altri mesi con una spada di Damocle sopra la testa: se a un assistente sociale non piacesse qualche loro comportamento dovranno di nuovo essere separati dai loro figli? Ne abbiamo discusso con Tonino Cantelmi, il super esperto che ormai da tempo segue i Trevallion.
Professore, davvero la famiglia deve ancora compiere un percorso prima di riunirsi?
«Al punto in cui siamo, questo percorso a tappe è l’unica luce tremolante che vediamo in fondo al tunnel. Certo, ripeto, è una luce tremolante in fondo al tunnel e siamo ancora dentro al tunnel, la famiglia è bloccata lì. Rimaniamo perplessi su alcune cose, per esempio sui tempi, sulle modalità. C’è tuttavia un passaggio estremamente umano in questa ordinanza, l’unico dal mio punto di vista. E cioè la possibilità che i bambini tornino nei luoghi della felicità, dove erano in armonia nella natura con i loro amatissimi animali: la possibilità che gli incontri con i genitori avvengano nella vecchia casa. Però, detto questo, il percorso si presenta lungo, complesso. Questi genitori sono molto provati. Io ho visto Catherine in più circostanze quest’estate e ogni volta che si parlava dei bambini era profondamente turbata, sull’orlo di un’implosione emotiva. Insomma, è veramente molto doloroso tutto questo. Credo che non costituisca una pagina bella».










