Con 33 voti favorevoli, 3 contrari, 2 astenuti e 9 non partecipanti al voto, il Veneto va verso l’autonomia differenziata. Nel referendum del 2017, il 98,1% dei votanti scelse il sì. L'esultanza di Zaia
Il Veneto ha detto sì: è la prima Regione italiana ad approvare due schemi di intesa tra Stato e Regioni su quattro “funzioni operative”: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e tutela della salute, limitatamente al coordinamento della finanza pubblica. Con 33 voti favorevoli, 3 contrari, 2 astenuti e 9 non partecipanti al voto, il Veneto precede ufficialmente Liguria, Piemonte e Lombardia nell’iter verso l’autonomia differenziata. Ora la palla passa al Consiglio dei ministri, che avrà 45 giorni dalla comunicazione del voto favorevole per deliberare sull’intesa definitiva e sul relativo disegno di legge di approvazione.
Cosa prevede il testo
Secondo quanto illustrato dal governatore Stefani, l’autonomia permetterebbe una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse, con la possibilità di reinvestire i risparmi, aumentare investimenti nell’edilizia e nella tecnologia sanitaria, integrare i fondi sanitari integrativi nella spesa sanitaria e ampliare la contrattazione integrativa per il personale. Sul fronte della previdenza complementare, Stefani sottolinea la possibilità di rafforzare i fondi integrativi e di affidare a Veneto Welfare una funzione specifica nel settore. Infine, sulle professioni, l’autonomia permetterebbe alla Regione di valorizzare alcune professionalità legate alle specificità territoriali e di aggiornare il proprio registro regionale delle professioni.












