I tempi cambiano, le gamme di auto e anche i marchi si adeguano. Magari anche puntando in alto, ma alcuni non più come una volta, restando però al passo con il cambiare dei tempi.
Opel è fondata nel 1862 per fabbricare macchine per cucire, dal capostipite Adam: nomen omen. Affianca poi le biciclette dal 1886, brevettando la Kettenlos: senza catena, con raffinata trasmissione cardanica. Disprezzando la nascita delle automobili, ritenute da Herr Opel: «Aggeggi che saranno giocattoli per milionari che non sanno come buttar via i loro soldi».
Tocca agli eredi, mancato il padre, avvicinarsi alle motociclette prima e alle quattro ruote poi: la prima vettura Opel nasce nel 1899. Per non cessare più, passando presto a motori anche a otto cilindri, in seguito avviando la motorizzazione della piccola borghesia tedesca con Olympia (omaggio alle Olimpiadi di Berlino del 1936), prima nel gruppo General Motors quindi al francese Psa e oggi unico marchio tedesco di Stellantis.
Periodi in cui non mancano berline di rappresentanza come Kapitän e Senator, con derivate coupé importanti, quindi agili sportive come la particolare GT 1900 e la successiva Manta. Ma la produzione di massa è con Kadett e soprattutto Rekord (eredità di altri riferimenti olimpici), con la quale converte molti alle famigliari (soprattutto Diesel), in precedenza poco o nulla diffuse in Europa. Opel Ascona corre nei rally, vincendo tre titoli europei e il mondiale piloti con Walter Röhrl, poi in altre categorie con l’elegante e prestazionale Calibra. Il resto è storia recente.






