Ventisette giorni in mare, alla deriva nell'Atlantico, sferzati dalle onde di tre metri, divorati dalla fame e dalle sete in un viaggio che per decine di persone si è trasformato in una lunga agonia.

E' una delle più gravi tragedie sulla rotta atlantica verso le Canarie quella che si è conclusa mercoledì notte con il salvataggio di 44 persone su un caicco soccorso a circa 120 chilometri a sud-est di Gran Canaria. Gli unici superstiti nel caicco partito il 7 agosto con 128 migranti dal Gambia.

Mancano all'appello oltre ottanta persone fra dispersi e deceduti. Quando i soccorritori della Guardamar Urania del Salvataggio Marittimo spagnolo hanno raggiunto il barcone, hanno trovato solo 44 migranti vivi, tutti uomini di origini subsahariane, e cinque morti. Ma il mare agitato, con vento a 20 nodi, non ha permesso di recuperare i corpi. Tre sopravvissuti alla traversata, in gravi condizioni, sono stati trasportati in elicottero all'ospedale Doctor Negrin di Gran Canaria. Gli altri 41 superstiti sono stati portati in porto ad Arguineguin, dove sono sbarcati assistiti dai servizi di emergenza e dalla Croce Rossa.

Sei migranti sono stati ricoverati per disidratazione e disorientamento. E il bilancio dell'ultima strage, proprio mentre la Spagna è al centro della crisi migratoria esplosa a Ceuta, sarebbe molto più pesante. La Ong Caminando Fronteras, che monitora le vittime alla frontiera e le violazioni dei diritti umani sulle rotte migratorie fra l'Africa occidentale e l'Europa, ha riferito che "83 persone, tra cui 3 donne e una bebé, sono morte nel naufragio", come ha segnalato su X la fondatrice Helena Maleno. La nuova tragedia testimonia che, se gli arrivi di migranti nell'arcipelago sono diminuiti, la rotta atlantica non è diventata meno pericolosa.