“Sono un padre di famiglia in cassa integrazione, con un entrate mensili di appena 600 euro. Mia moglie lavora per cercare di sbarcare il lunario, ma nonostante i sacrifici congiunti non riusciamo più ad andare avanti”. “Sono single e ho una disabilità uditiva. Lo stipendio è sempre più eroso da affitto, costi sanitari e bollette”. “Per lo Stato, Isee alla mano, io sono nella fascia medio-alta, ma nella realtà non riesco ad arrivare a fine mese”. Dopo la puntata di ieri, pubblichiamo altre testimonianze di lettori che ci hanno scritto per raccontare l’impatto sulla loro vita dei rincari degli ultimi anni.
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Ci stanno impoverendo. Lentamente, ma inesorabilmente. E la cosa più grave è che sembra quasi ci stiamo abituando. Al supermercato basta comprare poche cose essenziali per rendersene conto. Il caffè, l’olio, il pane, la pasta, la carne, i prodotti per la casa: tutto costa di più. Anche riscaldarsi sta diventando un lusso. Un sacco di pellet che un paio di anni fa costava circa 4 euro, oggi può sfiorare gli 8 euro. Eppure ci vengono presentati dati sull’inflazione che parlano di aumenti annuali del 3,3%. Ma chi vive con una pensione minima e fa personalmente la spesa ha il diritto di chiedersi: questa percentuale rappresenta davvero la vita reale? Perché una cosa sono le medie statistiche. Un’altra cosa è il carrello della spesa. Un pensionato non vive della media statistica: vive di pane, cibo, medicine, bollette e riscaldamento. (…) Noi pensionati siamo allo stremo. Non possiamo rinunciare alle medicine. Non possiamo rinunciare a mangiare. Non possiamo vivere al freddo. Eppure sempre più persone sono costrette a scegliere cosa sacrificare. E mentre i cittadini stringono la cinghia, la politica trova miliardi per gli armamenti. Ci dicono che dobbiamo diventare più forti militarmente. Ma che razza di forza è quella di un Paese che compra armi mentre i suoi pensionati e le famiglie contano gli euro per comprare le medicine? Le armi diventano obsolete. Gli arsenali devono essere continuamente aggiornati. E così oggi si spendono miliardi e domani se ne spenderanno altri. Una spirale infinita. E chi paga? Sempre noi.







