Pubblicato il: 03/09/2026 – 6:49
di Fabio Benincasa
CASSANO ALLO IONIO Due presunte e diverse associazioni a delinquere sono finite al centro dell’operazione “Master“, coordinata dalla Dda di Catanzaro, che ha portato all’esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 20 cittadini stranieri (QUI I NOMI). Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, riduzione in schiavitù, estorsione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Le indagini e la presunta connessione con la ‘ndrangheta
Dalle indagini condotte dal Reparto Operativo dei Carabinieri Tutela del Lavoro è stato acclarato- questa la tesi dell’accusa – il diretto coinvolgimento di esponenti delle storiche cosche di ‘ndrangheta operanti nella Sibaritide. Alcune delle ditte agricole utilizzate per lo sfruttamento intensivo della manodopera in nero sarebbero state fittiziamente intestate a prestanome ma gestite direttamente per conto dei clan mafiosi locali. Nel mirino di chi indaga finiscono l’associazione pakistana capeggiata – sempre secondo l’accusa – da Afzal Qadeer Husnain e una ulteriore associazione per delinquere dedita alla immigrazione clandestina. A fare da collante sarebbe stato un uomo identificato da uno degli indagati, il collaboratore di giustizia Luca Talarico. Secondo il suo racconto, alcuni uomini si sarebbero «incontrati con i Forastefano per definire la questione legata alla regolarizzazione degli stranieri. Alla fine dell’incontro i Forastefano mi hanno riferito “se la vedono loro per regolarizzare i braccianti”». L’analisi del traffico telefonico sul cellulare in uso all’indagato Afzal Qadeer Husnain considerato «caporale – promotore e organizzatore dell’associazione per delinquere pakistana» ha consentito di rintracciare connessioni con l’uomo citato da Talarico «e almeno in una occasione, con una delle appartenenti alla famiglia Forastefano e con un altro uomo coinvolto nell’indagine “Kossa”». L’attività investigativa ha permesso di individuare, inoltre, la presenza di un Caf/Patronato a Cassano allo Ionio, al quale sarebbero state «inoltrate numerosissime istanze nell’ambito dei flussi da vari familiari e parenti».







