Il patto del Nord si allarga. Non a livello geografico, ma l’interesse per un progetto comune su strumenti di semplificazione e priorità per sostenere l’industria è condiviso anche delle piccole e medie imprese che rappresentano l’ossatura delle cinque regioni coinvolte: Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Con la Manovra alle porte e la partita della Zes tornata al centro dell’agenda del governo, le cinque Regioni hanno deciso di elaborare una piattaforma comune sulle politiche industriali. Il primo appuntamento operativo è oggi a Torino, insieme alle rispettive Confindustrie. L’area rappresenta il 51,3% del Pil italiano, oltre mille miliardi di euro, e concentra il 63% dell’export nazionale, circa 403 miliardi nel 2025. Tra i temi rilanciati nelle scorse settimane anche da La Stampa c’è la richiesta di estendere al Nord gli strumenti della Zona economica speciale per il Mezzogiorno.
Confapi guarda con interesse al patto e chiede di partecipare alla costruzione della piattaforma. «Noi stiamo redigendo un piano industriale per l’Italia che guarda al 2035. All’interno di questa visione, uno dei punti fondamentali è la politica industriale del Made in Italy. Il Nord Ovest ha una concentrazione di capacità produttiva, di competenze, di filiere e di esportazione che è unica in Italia», spiega Corrado Alberto, piemontese e vicepresidente nazionale di Confapi con la delega al Made in Italy. «La Zes può essere un pezzo di questa politica industriale perché è uno strumento utile, che funziona bene in tante zone e che, a maggior ragione nelle nostre regioni, può diventare determinante e portare vantaggi a tutta l’Italia». La logica, spiega, deve essere quella di una politica industriale costruita sulle competenze dei territori.








