La sanità, ormai da anni tra le prime preoccupazioni dei cittadini, torna al centro del consueto braccio di ferro che precede la legge di Bilancio. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha fatto sapere di aver chiesto almeno 5 miliardi in più per il 2027, rispetto ai 148,5 miliardi stanziati per quest’anno. Ma per la Fondazione Gimbe il finanziamento “non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra” su quanto riuscirà a strappare il titolare del dicastero al Mef di Giancarlo Giorgetti significa affrontare come emergenza annuale quello che è un problema strutturale. A dirlo è il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, commentando la periodica analisi sul confronto tra la spesa sanitaria dell’Italia e quella del resto dell’Ue, dell’Ocse e degli altri Paesi del G7. “Serve un patto tra tutte le forze politiche”, è l’appello, che indipendentemente dagli avvicendamenti di governo “fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del Ssn, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica”. Altrimenti il principio dell’universalismo rischia di restare “universale solo sulla Carta”, mentre nella vita reale l’accesso alle cure dipende sempre più dalla disponibilità economica: “Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’articolo 32 della Costituzione”.