La fotografia di Bishkek dice che l’ordine mondiale non è ancora multipolare: è anzitutto più frammentato. Xi, Putin e gli altri leader della Sco occupano lo spazio lasciato dall’Onu e da un’Europa priva di politica estera comune. Sarebbe un errore liquidarli come una semplice coalizione antioccidentale, ma anche scambiarli per un nuovo equilibrio già consolidato. L’analisi dell’ambasciatore Giovanni Castellaneta

Il vertice della Shanghai Cooperation Organisation (Sco) che si è svolto nei giorni a scorsi a Bishkek (capitale del Kirghizistan) ha fatto notizia soprattutto per l’immagine dell’incontro tra Xi Jinping e Vladimir Putin. Tuttavia, quella foto è solo la punta dell’iceberg di un processo ben più profondo: il progressivo sgretolamento dell’ordine multilaterale costruito intorno alle Nazioni Unite e la sua sostituzione, ancora disordinata, con organizzazioni regionali e coalizioni tra Paesi accomunati più da una condivisione di interessi che di valori.

La Sco riunisce oggi dieci Stati, tra cui Cina, Russia, India, Pakistan e Iran; non è “nata ieri” (a Bishkek sono stati infatti celebrati i 25 anni del forum), ma da alcuni anni la sua importanza sembra essersi accresciuta, proprio in corrispondenza dell’arretramento dell’ordine multilaterale. Al summit kirghiso, Xi e Putin hanno ribadito il coordinamento tra Pechino e Mosca; Narendra Modi ha chiesto una soluzione pacifica in Ucraina, mentre la presenza del presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha collegato il vertice alla crisi mediorientale. Il tutto mentre la priorità di Donald Trump era focalizzata sulla ridenominazione del Lago Ontario in “Lake America”.