Alla fine del concerto arriva l’omaggio alla Palestina: «Dedico questa canzone ai ragazzi di Gaza che non possono fare una serenata», dice il cantante dei Niuri te sule, collettivo di ricerca sulla musica popolare che ha aperto ad Alessano una serata di “Le vie del Mediterraneo”, festival itinerante che prepara al Concertone della Notte della Taranta. «Beddha ci dormi, famme trasire» (bella che dormi, fammi entrare) canta Demis Lòfari guardando le finestre di Palazzo Sangiovanni, che però restano chiuse. Chiuso anche il portone da cui si accede ai concerti del raffinato ciclo intitolato alle “Muse salentine” ma in realtà impegnato, da 16 anni, a portare nel Capo di Leuca musicisti stranieri legati a un’etichetta belga, la Outhere Music. Sembravano finiti i tempi in cui i salentini colti snobbavano la pizzica, frutto di una cultura popolare che puzzava di povertà, superstizione e comunismo. E invece rieccola spuntare, la frattura tra cultura alta e bassa, tra le ricche famiglie del Nordeuropa calate a gentrificare paesini fino a ieri condannati al “nubbale” (dal latino “non valet”, “non serve a niente”): la rassegnazione che è il lato oscuro della capacità salentina di godersi il “qui e ora”.Pizzica e classica non si parlano, e non si uniscono le forze per creare, in Salento, un festival che lanci la scena culturale locale: quello che da più di cinquant’anni accade poche centinaia di chilometri più a Nord, in Valle d’Itria, protagonista di una kermesse che dalla classica si è allargata a fotografia, teatro e convegni. Agli artisti d’importazione di Alessano risponde il “Festival del Capo di Leuca”, rassegna cameristica che presenta soprattutto musica e musicisti italiani e di Paesi mediterranei. E sul Mare Nostrum si concentra la rassegna “Dialoghi di Enea” al Castello di Tutino, focus su Mediterraneo e dintorni nato con il sostegno del Ciheam, istituto internazionale che promuove ricerca e innovazione agronomica dai Balcani al Nordafrica. Nelle serate del Castello si intrecciano letteratura e diplomazia (il Matteo Nucci di “Platone, una storia d’amore” e Ludovico Ortona, ex ambasciatore in Iran), cultura e accoglienza (Alan Weber, direttore del Festival di Fez, e, il 23 agosto, Angelica De Vito, consulente dell’Onu per le migrazioni climatiche). Intanto ad Alessano arriva il Patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, a ritirare il Premio per la pace dedicato a Don Tonino Bello. Tante iniziative che non collaborano, anzi bisticciano come gli innamorati della canzone dei Niuri te sule, che finisce con un saggio consiglio: «Ora sissì, ora nonnò: sopra l’amore ci vuole pacienza»: parola dialettale che unisce “pazienza” e “pace”.