La giornata di sciopero del 31 luglio, con una partecipazione stimata intorno al 70% degli ambulatori chiusi e un sit‑in molto seguito in piazza Igea, ha segnato un punto di svolta nel confronto tra i medici di medicina generale della provincia di Ragusa e l’Azienda sanitaria provinciale. La mobilitazione, promossa da Fimmg, Fmt e Snami, ha riportato con forza al centro del dibattito le criticità della medicina territoriale: il peso crescente degli adempimenti burocratici, le difficoltà legate alle liste d’attesa, la mancata presa in carico dei pazienti cronici da parte della specialistica, la richiesta di un maggiore coinvolgimento nei processi decisionali e la necessità di recuperare quel modello di concertazione che per anni aveva caratterizzato la sanità provinciale. Il sit‑in si è svolto in modo ordinato, con la presenza di amministratori locali e rappresentanti istituzionali, a testimonianza della rilevanza del tema per l’intera comunità.
A distanza di pochi giorni, il 4 agosto, la conferenza dei sindaci riunita a palazzo dell’Aquila ha rappresentato il primo banco di confronto dopo la protesta. Il direttore generale dell’Asp, Giuseppe Drago, ha rilanciato il dialogo con una dichiarazione che ha segnato la linea dell’azienda: «Abbiamo la massima apertura ad accogliere proposte opportune, sensate e fattibili». Un messaggio che, pur accolto positivamente, non cancella le preoccupazioni della categoria, che resta vigile rispetto agli impegni assunti.








