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Le autorità nepalesi hanno iniziato a fare sepolture di massa dei corpi recuperati dopo la disastrosa esondazione di una settimana fa, e che non sapevano più dove conservare. Sono state seppellite anche persone che non erano ancora state identificate, ma a cui è stato prelevato un campione di DNA per farlo in futuro: questo aspetto era uno dei pochi su cui il governo nepalese aveva accettato aiuti dall’estero, in particolare dalla Cina e dall’India.
Il numero di morti finora accertato è di 1.066, di cui 1.050 in Nepal e gli altri nella regione cinese del Tibet, dove il governo centrale cinese sta occultando l’entità delle devastazioni. Quasi 4.500 persone risultano ancora disperse, di cui 3.916 in Nepal. Le operazioni di soccorso si stanno concentrando sulle persone che erano nei tunnel di una decina di impianti idroelettrici in costruzione in Nepal e sono stati travolti da acqua, fango e detriti. Le operazioni sono rallentate dalle nuove piogge e dall’innalzamento dei fiumi, che hanno allagato le aree da cui si sta cercando di raggiungere le gallerie.
Soldati dell’esercito nepalese preparano una sepoltura di massa nella capitale Katmandu, il 1° settembre: ogni tomba ha un cartello identificativo (AP Photo/Niranjan Shrestha)










