MERANO. Prima la pulizia, ora la partita decisiva sul futuro dell’ex distributore Agip di via Piave. Dopo l’intervento che ha eliminato rifiuti, siringhe e giacigli di fortuna dall’edificio abbandonato, il Comune punta a trovare una soluzione definitiva per una delle aree più visibili della città. Sul tavolo restano due possibilità: recuperare la struttura oppure demolirla. Ma proprio quest’ultima strada porta con sé l’incognita più pesante, quella di un possibile inquinamento da idrocarburi nel sottosuolo.
Il vicesindaco Nerio Zaccaria spiega che l’amministrazione attende una risposta dalla Provincia alla richiesta di un finanziamento europeo da un milione di euro. Risorse che permetterebbero di puntare sul recupero conservativo dell’edificio, mantenendone le caratteristiche architettoniche e trasformandolo in uno spazio pubblico con finalità sociali. Una destinazione coerente con i vincoli legati all’acquisto dell’immobile da Eni, costato al Comune poco più di 150 mila euro.
L’alternativa sarebbe l’abbattimento, eventualmente seguito da una ricostruzione che richiami l’aspetto originario della stazione di servizio. È però qui che si concentra la maggiore preoccupazione. «Eni ci aveva garantito di aver bonificato le cisterne, ma non possiamo sapere cosa ci sia nel terreno», osserva Zaccaria. Scavare potrebbe quindi far emergere contaminazioni da idrocarburi e rendere necessaria una bonifica ambientale molto più complessa. «I costi schizzerebbero a cifre improponibili», avverte il vicesindaco.








