HomePratoCronacaLa ’medicina difensiva’. Il vero punto di frizione di organici e dotazioni che non hanno lacuneL’insicurezza del personale sanitario dietro i trasferimenti giornalieri dei ristretti in ospedale. Il direttore Asl Roti: "La chiave è la telemedicina".Lorenzo Roti Direttore sanitario Asl Toscana Centro Anche lui ieri in visita alla DogaiaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciLa matematica non è mai un’opinione. Salvo che per i terrapiattisti. Vero, alla Dogaia persiste e insiste una "situazione complessa". Ma in questa partita non gioca un ruolo determinante, anzi, il sovraccarico del personale sanitario. Per quanto abnorme in termine di mole: 37mila prestazioni ufficiali erogate ai detenuti, 12.500 prestazioni interne specialistiche l’anno, poco meno di 3.000 esterne. Nessuna carenza di organici, alti livelli di cura primaria con i macchinari in dotazione, garantita l’assistenza specialistica una volta alla settimana con l’odontoiatra in carcere, o il cardiologo, o ancora il dermatologo. Carenza di personale? Neanche a parlarne: 2 medici di guardia h24 a supporto del personale infermieristico (26 unità), 27 medici in organico, 5 oss. "In questo istituto penitenziario i livelli di prestazione sono i più alti degli altri istituti della Toscana - rivendica il direttore sanitario dell’Asl Toscana Centro Lorenzo Roti, in visita ieri per il sopralluogo in carcere con l’assessora regionale Monia Monni -. Abbiamo la presenza di servizi specialistici e medici. Ed è un presidio penitenziario che sembrerebbe non difettare di risorse. Si fa diagnostica radiologica, radiografica, siamo a dei livelli di cure primarie avanzate nei termini di risposta assistenziale che si eroga".
La ’medicina difensiva’. Il vero punto di frizione di organici e dotazioni che non hanno lacune
L’insicurezza del personale sanitario dietro i trasferimenti giornalieri dei ristretti in ospedale. Il direttore Asl Roti: "La chiave è la telemedicina".






