Non solo è stato scarcerato e messo all’obbligo di firma il 42enne negoziante torinese indagato per l'aggressione sessuale a una ragazzina di 13 anni. Il gip non ha neppure convalidato il fermo, che era stato eseguito dalla polizia. Lo si ricava dall’ordinanza. Secondo il giudice a carico dell’uomo ci sono in effetti «gravi indizi di colpevolezza». Però, a differenza di quanto ha detto il pm, non sussisteva il «fondato» pericolo di fuga, presupposto essenziale per il fermo. Esistono comunque le esigenze cautelari che giustificano l’obbligo di firma: in particolare, «il concreto e attuale pericolo di commissione di reati» analoghi.Il ministero della Giustizia disporrà l'invio degli ispettori al Tribunale di Torino per effettuare verifiche in merito alla vicenda.«Come componenti del Consiglio Superiore della Magistratura stiamo esaminando la possibilità di aprire una pratica relativa ai riflessi della vicenda sulla valutazione di professionalità del magistrato coinvolto, con richiesta al procuratore generale di vagliarne i possibili profili disciplinari». Lo hanno dichiarato Claudia Eccher e Isabella Bertolini, consigliere laiche del Csm, secondo le quali «i fatti di Torino, legati alla scarcerazione di un uomo accusato di abusi sessuali ai danni di una tredicenne e di un’altra donna, impongono una riflessione profonda e sostanziale sull'adozione delle misure cautelari nei reati di violenza di genere.Pur riaffermando il pieno rispetto per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura - aggiungono le due laiche di centrodestra - non si può ignorare il profondo disorientamento provocato da decisioni di questo tipo. In presenza di elementi di prova precisi, confermati da riscontri oggettivi come le immagini della videosorveglianza, la valutazione della pericolosità del soggetto e il pericolo di reiterazione devono rimanere i criteri guida per garantire le tutele previste dalla legge».