Vestirsi Guadagnino, sedersi su Guadagnino, accendere una lampada Guadagnino e bere da un bicchiere Guadagnino. A Woody Allen sarebbe probabilmente bastato per costruirci sopra una nevrosi; al regista di Call Me by Your Name, invece, sembra un esperimento perfettamente ragionevole.
E presto sarà anche possibile. Luca Guadagnino arriva da Zara con una collezione che attraversa senza troppe distinzioni il guardaroba e il salotto. Non è ancora stata presentata ufficialmente, ma il Financial Times, attraverso un’intervista esclusiva a Guadagnino e Baisi, ne ha offerto una prima, sostanziosa anteprima. Il debutto è atteso durante la prossima Milano Fashion Week e le dimensioni sono decisamente ambiziose: 65 pezzi tra mobili e oggetti per la casa e 75 tra abiti e accessori. Centoquaranta, in tutto.
Si chiama Baisi Guadagnino for Zara ed è firmata dal regista insieme a Stefano Baisi, architetto e production designer con cui condivide da tempo set e progetti. Più che una capsule, è un progetto trasversale in cui moda e interior parlano la stessa lingua, portando su scala Zara quella sensibilità per gli spazi che Guadagnino coltiva da tempo anche lontano dal cinema.
Che il regista italiano finisca a occuparsi di divani e lampade non è poi così sorprendente. Nei suoi film gli interni non sono mai semplici fondali e, fuori dal cinema, Studiolucaguadagnino ha già firmato residenze private, la boutique Aesop di Piccadilly Arcade a Londra e Palazzo Talia a Roma. Proprio l’architettura ha fatto incontrare professionalmente Guadagnino e Baisi, prima che la collaborazione proseguisse sul set di Queer e After the Hunt.






