Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiStefano Bonaccini, presidente del Pd, ha constatato ciò che gli studi dei flussi elettorali documentano da anni: lo slittamento del voto verso il voto per la destra di settori popolari, che soffrono di “educational divide” negativo, che storicamente hanno in maggioranza votato per i partiti di sinistra. D’altronde, già negli anni ’90 una ricerca della Fiom-Cgil bergamasca informava che gli operai iscritti al sindacato più combattivo e più roccioso dei metalmeccanici votavano Lega.

«Costola della sinistra»? Quello di Bonaccini è un giudizio di fatto, non di valore. Giorgia Meloni, in evidente furbesca malafede, glielo ha imputato quale giudizio di valore sprezzante nei confronti degli elettori che oggi votano a destra. Semmai egli si interrogava sul perché l’offerta politica della sinistra alla Schlein non piacesse più all’elettorato popolare. Cercando qui di rimettere le questioni sui piedi occorre rispondere ad un paio di domande. La prima: qual è il livello culturale effettivo degli Italiani? La seconda: perché chi è di livello culturale più basso ieri votava a sinistra e oggi vota a destra o si astiene?