"Come l’incenso nella stanza della strega, le conseguenze dell’incendio continuarono a bruciare senza fiamma durante quel tempo di terrore e ricostruzione. Roma aveva perso innumerevoli case, templi e caseggiati. Erano scomparsi anche il Tempio della Luna, il Santuario di Vesta, che ospitava gli dèi protettori della casa, infiniti capolavori greci, molte biblioteche famose e i registri della città, che risalivano alla sua fondazione. Avendo distrutto quasi tutta Roma, Nerone non aveva altra scelta che ricostruirla".

Il libro di cui vi parlo oggi, scritto da Richard C. McNeff, ha una genesi speciale che merita di essere raccontata. Si tratta di uno di quei gioielli scovati da Simone Caltabellotta, uno dei fondatori della casa editrice Atlantide. Lo stesso Caltabellota che, come talent scout, ha scoperto anni fa in Italia le potenzialità di Stephenie Meyer, di Tiffany Mc Daniel e di molti altri tra autrici e autori, spianando la strada per il loro successo nel mondo.

Lo scrittore londinese McNeff, classe 1953, che già aveva pubblicato con Atlantide il romanzo di culto “Aleister Crowley MI5”, un giorno ha svelato a Simone che custodiva un libro nel cassetto, la cui gestazione durava da 40 anni. E lui l’ha voluto leggere, si è innamorato di questa storia e ha voluto investire su di essa. Così è nato “Mentre siamo ancora vivi”: un libro insolito, un po’ metafisico ma anche tenacemente tellurico, sapiente, che gioca col tempo, mette il passato e il presente l’uno davanti all’altro, come due immagini riflesse in uno specchio dell’età antica. Da una parte l’Ibiza contemporanea, con le sue feste, gli eccessi, le dipendenze, gli amori fragili; dall’altra il mondo romano al tramonto della dinastia giulio-claudia, attraversato dalle follie di Nerone, dalle congiure, ma anche dalla cultura, dal piacere, dalle religioni (ancora forte il culto di Iside). E poi dalla disumanità (ad esempio quella collegata a una schiavitù che era cardine dell’economia), dalla paura, dalla poliedricità di popolazioni e credenze che coesistevano: druidi, zeloti, pitagorici, ebrei, nazareni, britanni e altre popolazioni con cui i confini dell’impero dovevano fare i conti.