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21 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 6:31
Le divinità del mondo antico, una volta bandite dall’Olimpo, furono confinate negli incubi degli uomini. Così scriveva Heinrich Heine. Quando l’impero romano, sposò la religione cristiana dell’Unica Divinità non tutti si convertirono subito. Alcuni, soprattutto nelle campagne, rimasero per un lungo tempo adoratori delle antiche divinità, o, come si prese a dire in quel periodo “pagani”, ovvero “campagnoli”, per sottolineare come fossero persone arretrate. “Pagani” fu un modo per costringere in unico termine un vastissimo repertorio di culti e tradizioni dall’Irlanda al Baltico, che nel giro pochi secoli furono quasi del tutto cancellati.
Inizialmente tollerate, si decise a un certo punto che queste sacche di paganesimo andassero debellate. “Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli altri invece saranno considerati stolti eretici. Costoro saranno condannati anzitutto dal castigo divino, poi dalla nostra autorità che ci viene dal Giudice Celeste” fece scrivere l’imperatore Teodosio nell’Editto di Tessalonica (380 d.C.). I pagani e gli eretici iniziarono ad essere perseguitati con molta più determinazione di quanto i cristiani fossero mai stati perseguitati quando la loro religione era minoritaria. I templi furono convertiti a chiese o dati alle fiamme. Le statue greche e romane degli dei furono distrutte o sfregiate. Asportando il naso, un orecchio o un dito si toglieva il potere alla statua, per questo oggi molti dei reperti che troviamo nei musei sono monchi. Deliberatamente sfigurati. Eppure quegli antichi rituali non scomparvero, ma impararono ad essere segreti.








